Il capitolo «Sicurezza e cittadinanza» del 59° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2025
Comunicato Stampa 5 Dicembre 2025
Comunicato Stampa 5 Dicembre 2025
Roma, 5 dicembre 2025 – Fragili metropoli: la paura nelle grandi città. A 3 residenti su 4 nelle grandi realtà urbane (il 73,4% del totale) è capitato almeno una volta di essere stato vittima o testimone di un evento pericoloso. In particolare, il 54,9% ha assistito almeno una volta a una rissa e l’11,1% è stato direttamente coinvolto, il 40,2% è stato testimone di uno scippo o di un borseggio e il 26,1% è stato scippato o borseggiato, il 23,6% ha subito molestie sessuali di vario genere e gravità, il 10,7% è stato aggredito da uno sconosciuto. Roma è al primo posto in Italia per numero di reati commessi (271.779 nel 2024), seguita da Milano (226.860 reati). Anche in rapporto al numero di residenti, al primo posto c’è Milano (con 69,9 reati ogni 1.000 abitanti) e Roma è al terzo posto (con 64,3 reati ogni 1.000 abitanti). Ma nel primo semestre del 2025 i reati commessi a Roma si sono ridotti del 7,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e a Milano dello 0,9%. A gonfiare il dato relativo ai furti a Roma sono i borseggi: nel 2024 nella capitale ne sono stati denunciati 33.468, il 23,8% del totale nazionale, compiuti a un ritmo di 92 al giorno. Segnali positivi vengono anche in questo caso dai primi sei mesi del 2025, quando i borseggi a Roma si sono ridotti del 13,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sia a Roma che a Milano aumentano le rapine in pubblica via. A Milano nel 2024 sono state 2.624, in crescita del 32,1% rispetto all’anno pre-pandemia. Nello stesso anno a Roma ne sono state commesse 2.016, il 51,5% in più di quelle commesse nel 2019. Anche questi reati nei primi sei mesi del 2025 si riducono: del 18,4% a Milano e del 24,5% a Roma, rispetto a una contrazione media nazionale dell’8,4%. Preoccupante è il dato sulle violenze sessuali, che a Milano nel 2024 sono state 691 (circa il 10% del totale nazionale), con un incremento del 67,3% rispetto al 2019, e a Roma 510, in crescita del 22,3%. Anche le violenze sessuali nel 2025 sono in diminuzione: nel primo semestre fanno registrare un calo del 20,8% a Milano e del 16,2% a Roma (-11,7% in Italia).
La criminalità nemica degli esercizi commerciali. Oggi i negozi sono molto meno numerosi di dieci anni fa. Nel 2014 in Italia si contavano 834.857 esercizi commerciali in sede fissa, oggi ne sono rimasti 747.106: in un decennio ne sono scomparsi 87.751 (-10,5%). Il rischio è che la criminalità rappresenti un ulteriore nemico degli esercizi di prossimità già in crisi: li colpisce provocando un danno economico diretto e indirettamente perché l’aumento dell’allarme sociale allontana i cittadini dalle strade. Nel 2024 sono stati commessi 74.267 furti e 4.151 rapine in esercizi commerciali, che hanno colpito il 10,5% dei negozi: ogni anno un negozio ogni dieci subisce un furto o una rapina. Nel primo semestre del 2025 le rapine negli esercizi commerciali sono però diminuite (-2,6% rispetto allo stesso periodo del 2024), mentre i furti risultano in leggero aumento. Nel 2024 al primo posto per numero di furti e rapine in negozi si trova Milano, dove ne sono stati commessi 9.878, il 12,6% del totale nazionale, in crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente. Segue Roma, con 7.708 furti e rapine in esercizi commerciali, il 9,8% del totale nazionale, aumentati dell’1,5% rispetto al 2023.
La sicurezza sul lavoro: chi sì e chi no. Nel 2024 in Italia sono stati denunciati 518.497 infortuni sul lavoro, 22 ogni 1.000 occupati. Di questi, 1.191 hanno avuto un esito mortale. Negli ultimi dieci anni gli occupati sono aumentati (+9,2% dal 2014 al 2024) e gli infortuni si sono ridotti (-10,7%), ma quelli mortali sono in lieve aumento (+0,8% nel decennio). Nel primo semestre del 2025 gli infortuni sul lavoro sono stati 249.549, diminuiti dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Aumentano invece i casi mortali: sono stati 495, il 7,1% in più. Nel 2024 si sono registrate anche 88.384 malattie professionali: 3,7 ogni 1.000 occupati, in crescita del 54,1% negli ultimi dieci anni e del 21,8% solo nell’ultimo anno. Nei primi sei mesi del 2025 le malattie professionali aumentano ancora del 12,0%. Il primo fattore di rischio sul lavoro è dato dal genere: nell’ultimo anno il 65,1% degli infortuni è occorso a uomini e il 92,0% dei morti sul lavoro era di sesso maschile. Inoltre, gli incidenti sul lavoro sono più frequenti tra gli stranieri: nel 2024 il 23,0% di tutti gli infortuni ha riguardato un lavoratore straniero, ma gli occupati di nazionalità estera rappresentano solo il 10,5% del totale dei lavoratori. Un altro fattore di rischio è legato all’età: nel 2024 gli infortuni che hanno coinvolto i giovani di 15-24 anni sono stati 62.050, il 12,0% del totale (61 sono stati mortali), ma gli occupati in quella fascia di età erano solo il 4,8% del totale.
Le paure dei giovani. Il 74,6% dei 18-34enni afferma che negli ultimi cinque anni girare per strada è diventato più pericoloso, il 67,1% quando torna a casa di notte ha paura, il 52,1% ha rinunciato almeno una volta a uscire per timore che potesse accadergli qualcosa di grave, il 39,4% ha paura di restare a casa da solo di notte e il 32,6% accende le luci in più stanze quando si trova da solo in casa. Si tratta di timori diffusi che non si limitano al rischio di subire un reato, ma investono una generazione che affronta il presente sentendosi fragile e vulnerabile e traducendo questa sensibilità anche in paure che riguardano le scelte più comuni e i comportamenti abituali.
Cittadinanza: flussi più forti delle normative. Al censimento del 1991 gli stranieri residenti in Italia erano 356.159 e rappresentavano lo 0,6% della popolazione, oggi sono 5.422.426 e rappresentano il 9,2% della popolazione. Di questi, oltre un milione sono i minori: l’11,9% di tutti i minori che vivono in Italia. Agli stranieri residenti si devono aggiungere gli oltre 2,3 milioni di cittadini stranieri che negli ultimi vent’anni hanno acquisito la cittadinanza italiana. Il quesito referendario su cui gli italiani sono stati chiamati a esprimersi l’8 e 9 giugno 2025, teso a ridurre da 10 a 5 gli anni di residenza regolare necessari ai cittadini stranieri extracomunitari per richiedere la cittadinanza italiana, avrebbe potuto interessare oltre 2 milioni di persone, ovvero tutti quelli che risultano titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo. È possibile che la bocciatura del referendum influirà sulla discussa normativa volta a introdurre il criterio dello ius culturae. Tuttavia, il 59,2% degli italiani si dichiara d’accordo con questa riforma.