settori di ricerca

Inizio Contenuto

COMUNICATI STAMPA

Diplomati Its: l’82% è soddisfatto dell’esperienza compiuta, il 55% ha trovato lavoro

L'opinione di giovani, Fondazioni e imprenditori sull'esito occupazionale post-Its secondo i dati dell'Osservatorio sulla costituzione di poli tecnico-professionali di Cnos-Fap e Censis

Roma, 5 febbraio 2015 - Gli Its (Istituti tecnici superiori) sono storia recente, ma in rapida evoluzione. Sono aumentati dagli iniziali 59 nel 2010-2011 ai 74 attivi oggi. Sono composti da istituzioni educative e rappresentanti della ricerca e del mondo accademico e produttivo, e vogliono accrescere la loro reputazione tra i giovani e nel mondo delle imprese. La ricerca realizzata da Cnos-Fap con il Censis ha coinvolto 41 Fondazioni (che nel primo biennio di attività hanno erogato 52 percorsi formativi) e 518 diplomati. Questi ultimi hanno scelto gli Its non per far crescere la loro cultura personale, ma per trovare un'occupazione (lo afferma il 29,6%). Per raggiungere questo obiettivo, il 22,8% è stato disposto a spostarsi di provincia e il 7,7% anche di regione. Non è una migrazione dal Sud al Nord, ma una decisione basata sul genere di corso che si intende seguire. Gli ex studenti degli Its hanno spesso un diploma e un'età tra 21 e 22 anni (34,6%), il 21,8% ha superato i 25 anni, e per il 76,1% sono maschi, segno che le vocazioni lavorative tecniche sono ancora poco diffuse tra le ragazze, a meno che non siano legate alla moda, al turismo o ai servizi. I diplomati valutano che il corso ha risposto del tutto (24,4%) o abbastanza (68,9%) alle loro aspettative. E sono molto (28,4%) o abbastanza (54%) soddisfatti dell'esperienza compiuta.

Gli occupati al momento della rilevazione erano il 54,8%. Per il 72% di loro quello post-Its è il primo lavoro. Prevalgono il contratto a tempo determinato (32,6%) e il contratto di apprendistato (29,8%). Solo il 17,6% lavora in un settore diverso da quello del corso Its frequentato, mentre il 49% lavora in un'azienda che fa parte della rete di relazioni della Fondazione Its e spesso (43,3%) lavorano nella stessa azienda in cui è stato effettuato lo stage. Tutti questi aspetti fanno sì che i giovani si dicano molto (53,7%) o abbastanza (34,5%) soddisfatti del proprio lavoro.

Su questi risultati le Fondazioni Its esprimono un senso critico costruttivo. È evidenziata l'insoddisfazione per la precarietà di parte dell'occupazione, ma anche la soddisfazione per la percentuale complessiva degli occupati, soprattutto considerando che si tratta di una nuova esperienza poco conosciuta dal tessuto produttivo, anche se si percepisce un interesse crescente. È intenzione quasi unanime delle Fondazioni (95,1%) rafforzare le attività finalizzate al collocamento dei propri diplomati: ampliare e includere le realtà imprenditoriali del territorio, allargare il numero dei partner, implementare o mettere a regime un sistema di orientamento e placement ex post autogestito (in collaborazione con agenzie di collocamento private) o in accordo con i servizi pubblici per l'impiego. Per questo sono pronte a investire in impegno, strategie di comunicazione e marketing, relazioni, ma aspirerebbero a un maggiore sostegno da parte del Miur e delle Regioni.

Il quadro che emerge dalla ricerca è completato dall'opinione di alcuni datori di lavoro che hanno avuto contatto con i ragazzi appartenenti a cinque settori diversi (meccatronica, moda, agroalimentare, turismo, Ict). Per tutti l'esperienza è stata positiva e considerano due gli aspetti di eccellenza: l'efficacia della formazione teorica integrata con quella pratica e la scelta utilitaristica dei ragazzi che, essendo determinati nel seguire un percorso per trovare lavoro, sono decisamente motivati.

«Abbiamo presentato circa un anno fa il primo rapporto per comprendere come la nuova offerta formativa degli Its fosse adeguata e accolta da giovani e imprese. Quest'anno, invece, l'Osservatorio del Cnos-Fap e del Censis si è concentrato sugli esiti occupazionali», ha detto Mario Tonini di Cnos-Fap. «Con questa ricerca abbiamo voluto comprendere la qualità del lavoro e le dinamiche che lo hanno reso possibile, per meglio indirizzare i nostri sforzi di formatori e il rapporto con il mondo dell'impresa», ha concluso Tonini.

«Questa seconda indagine non ha fini statistici, ma ha l'obiettivo di appurare lo stato di soddisfazione dei ragazzi, delle Fondazioni e degli imprenditori», ha detto Claudia Donati del Censis, curatrice della ricerca. «L'indagine è stata realizzata nel 2014 e si è focalizzata sugli esiti occupazionali dei primi diplomati Its, quelli dei percorsi attivati nel periodo 2010-2011. Tutti ‒ Fondazioni, diplomati e datori di lavoro che hanno assunto i diplomati Its ‒ si sono espressi in termini molto positivi e costruttivi sia sulle dinamiche dalla formazione, sia sugli esiti occupazionali».

«Occorre lavorare ancora su alcune criticità, come la disomogeneità nell'attivazione dei percorsi e la necessaria stabilizzazione di questa offerta formativa», ha detto Mario Tonini di Cnos-Fap. «Sono problemi comprensibili quando si è agli inizi. Migliorare questo percorso alternativo è fondamentale, come dimostrano anche le realtà di altri Paesi europei che hanno attivato formule analoghe di alta specializzazione non accademica con ottime ricadute occupazionali. E come ci chiedono gli stessi allievi, che considerano questa esperienza un successo. Vorrei poi puntare l'attenzione sul nostro ordinamento giuridico, che è ancora troppo strutturato sull'istruzione e favorisce l'ingresso agli Its di chi ha conseguito un diploma, mentre resta molto più difficile per chi proviene dalla filiera della formazione professionale. Occorre rimuovere il vincolo per cui oggi gli allievi degli Iefp hanno l'obbligo di un quinto anno integrativo. Anche un recente documento delle Regioni sembra andare in questa direzione, quindi ci si augura di continuare a muoversi verso questo obiettivo», ha concluso Tonini.

Questi sono i principali risultati dell'Osservatorio sugli Its e sulla costituzione di poli tecnico-professionali creato da Cnos-Fap e Censis, presentati oggi a Roma da Claudia Donati del Censis e Mario Tonini di Cnos-Fap, e discussi da Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, Fabrizio Proietti (Miur), Riccardo Rosi (Unione Industriali di Torino) e Pietro Antonio Varesi (Isfol).