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Il capitolo «Lavoro, professionalità, rappresentanze» del 46° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2012

Roma, 7 dicembre 2012 – Lo stallo occupazionale accelera la ristrutturazione del mercato. Nei primi sei mesi dell’anno il numero degli occupati ha registrato una flessione dello 0,3%, azzerando la leggera crescita del 2011 (+0,4%). Gli unici saldi positivi hanno riguardato il lavoro a tempo determinato, cresciuto del 5,5% tra il 2010 e il 2011 e del 4,6% nel primo semestre del 2012. Il lavoro a tempo indeterminato è rimasto stabile nel 2011 e risulta in leggera flessione nei primi sei mesi del 2012 (-0,4%). L’ampio ricorso alla Cassa integrazione e la riduzione degli orari di lavoro stanno determinando un effetto di sostituzione tra lavoro part time e full time. Quest’ultimo si riduce (-0,1% nel 2011 e -2,2% nel 2012) e aumenta invece il numero dei lavoratori occupati con formule orarie atipiche: 114.000 in più nel 2011 (+3,3% rispetto al 2010) e 362.000 in più nei primi sei mesi del 2012 (+10,3% rispetto al primo semestre del 2011). Anche negli ultimi due anni la crisi ha fatto sentire i propri effetti sulla componente giovanile: tra il 2010 e il 2011, mentre l’occupazione in Italia cresceva, anche se di poco, il numero dei lavoratori con meno di 35 anni diminuiva del 3,2%, segnando una contrazione di 200.000 unità. E per il 2012 il quadro sembra destinato a peggiorare, visto che nel primo semestre sono stati bruciati più di 240.000 posti di lavoro destinati a giovani, con una diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del 4%.

La moltitudine emergente dei job seekers. Tra il primo semestre del 2011 e il primo semestre del 2012 il numero delle persone in cerca di lavoro è aumentato di oltre 700.000 unità, raggiungendo quota 2 milioni 753.000 (+34,2%). Di questi, il 51,8% ha meno di 35 anni e il 24,9% si colloca nella fascia intermedia di 35-44 anni. Sono il 20,4% le persone in cerca di lavoro che hanno perso l’occupazione nel corso del 2011, soprattutto adulti (24,9%), ma anche molti giovanissimi: il 16,3% con meno di 35 anni. Ma la componente più rilevante dei job seekers è rappresentata da quanti (il 62,4%) anche un anno prima si trovavano nella stessa condizione.

La dinamica anticiclica dell’occupazione femminile. Tra gli effetti imprevisti del protrarsi della crisi vi è la creazione di 110.000 nuovi posti di lavoro femminili tra il 2010 e il 2011 (+1,2%), a fronte della perdita di 15.000 posti di lavoro maschili (-0,1%). Tendenze destinate a consolidarsi nel 2012, visto che nei primi sei mesi, a fronte di un’ulteriore contrazione dell’occupazione maschile (-183.000 occupati, con un calo dell’1,3%), quella femminile registra un saldo positivo di 118.000 unità (+1,3%). Tuttavia, per le donne la conciliazione con i tempi di lavoro resta problematica. Mentre tra i single di 35-44 anni il tasso di attività maschile e femminile è praticamente identico (91,5% il primo e 89,6% il secondo), tra le coppie senza figli inizia a comparire un divario (di circa 15 punti percentuali), ma è con la nascita del primo figlio che la differenza esplode, diventando di 25 punti percentuali con un figlio, 40 con due figli e quasi 50 con il terzo figlio.

La cooperazione, antidoto alla crisi. Dal 2007 al 2011 l’occupazione nelle cooperative italiane è aumentata dell’8%, facendo lievitare il numero dei lavoratori da 1 milione 213.000 agli attuali 1 milione 310.000. Nello stesso periodo l’occupazione presso le imprese è diminuita del 2,3% e il mercato del lavoro nel suo complesso ha subito una perdita di posti di lavoro dell’1,2%. A trainare l’aumento dell’occupazione è stato proprio il settore della cooperazione sociale, che ha registrato tra il 2007 e il 2011 un vero e proprio boom, con una crescita del numero dei lavoratori del 17,3%. Le quasi 80.000 imprese cooperative attive in Italia danno lavoro al 7,2% degli occupati del totale delle imprese: un valore che in alcuni settori, come la sanità e l’assistenza (dove lavorano nelle cooperative il 49,7% degli occupati), i trasporti (24%), ma anche i servizi alle imprese (19,3%), tende a salire, attribuendo alla cooperazione un ruolo di vero e proprio motore nella crescita e nello sviluppo.

Competenze tecniche cercasi. Con la previsione di oltre 100.000 assunzioni, pari al 17% del totale previsto, la domanda di competenze tecniche ha registrato un’ulteriore crescita rispetto al 2009 (+15,4%). Sono oggi più di 4 milioni i tecnici occupati nel sistema delle imprese, nel pubblico, o che svolgono la libera professione. E tra i livelli alti della piramide occupazionale, le professioni dell’area tecnica sono quelle che presentano la più elevata incidenza di giovani con meno di 35 anni (il 26,3%). Ma non è ancora compiuta la fasatura tra sistema formativo e mercato del lavoro: nel 22,4% dei casi le aziende considerano tali figure di difficile reperimento, a fronte di un dato medio che per gli altri gruppi professionali si ferma al 19,7%.

L’aggiornamento che serve al lavoro autonomo. Dal 2008 al 2011 il lavoro autonomo ha visto contrarre le proprie fila di oltre 230.000 unità, con una riduzione del 3,9%, che ha interessato in massima parte gli imprenditori (il cui numero si è ridotto del 18,6%) e i lavoratori in proprio (-4,1%). I liberi professionisti sono invece aumentati del 4,4%. Per il 2012 il quadro non sembra destinato a migliorare. Nei primi sei mesi dell’anno si è registrata un’ulteriore contrazione dei lavoratori indipendenti (-1,7%), che ancora una volta ha interessato la componente imprenditoriale e non i professionisti (+2%). Secondo un’indagine del Censis, più della metà dei lavoratori autonomi (il 51,9%) avverte la necessità di migliorare nella gestione contabile della propria attività, il 40,2% ha bisogno di strumenti e tecnologie innovative per rispondere alle esigenze della clientela, un altro 40,2% di fare rete all’interno delle comunità professionali, con un maggiore scambio di esperienze e informazioni e relazioni migliori tra colleghi.

 

7 Dicembre 2012