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Il capitolo «Sicurezza e cittadinanza» del 46° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2012

Roma, 7 dicembre 2012 – L’andamento anticiclico della criminalità. Nel 2011 sono stati denunciati 2.763.012 reati (45,4 ogni 1.000 abitanti), il 5,4% in più rispetto all’anno precedente. A crescere è soprattutto la microcriminalità. Le rapine sono state 40.549 (+20,1%), i furti 1.460.205 (+10,2%), soprattutto quelli in appartamento (204.891, +21,1%), gli scippi e i borseggi (rispettivamente, +16% e +24%). L’aumento degli «street crime» può dipendere dal disagio sociale a seguito della crisi, ma anche dal minore presidio del territorio da parte delle forze dell’ordine a causa dei tagli delle spese. Negli ultimi sei anni la spesa per l’ordine pubblico e la sicurezza è passata da 29 miliardi a 31 miliardi di euro, con una crescita nominale del 7,3% e una riduzione in termini reali del 3%, a fronte di un aumento del totale delle uscite pubbliche nello stesso periodo del 3,4%.

Il mix esplosivo dell’agricoltura al Sud. Secondo l’82,1% dei testimoni privilegiati intervistati nel corso di una recente indagine del Censis, nelle imprese agricole meridionali sarebbe molto o abbastanza presente lo sfruttamento della manodopera attraverso sottoretribuzioni (nel Centro-Nord il fenomeno è segnalato dal 40%); secondo il 59,5% verrebbero dichiarati all’Inps falsi lavoratori al solo fine di avere accesso alla disoccupazione agricola (nel Centro-Nord lo pensa il 13,1% degli intervistati); il 57,9% ritiene che sia abbastanza usuale il ricorso al caporalato (nel resto del Paese la quota è del 13,9%); il 43,4% pensa che siano diffuse le frodi nei confronti di soggetti pubblici e dell’Unione europea.

Uno Stato a corto di cittadinanza. All’interno dei Paesi membri dell’Unione europea vigono normative e procedure diverse in merito al diritto di cittadinanza, ma è sempre più urgente individuare standard europei comuni. La normativa italiana si rivela decisamente arretrata in merito all’acquisizione della cittadinanza da parte dei minori stranieri. Ma l’opinione pubblica è orientata in gran parte (il 72,1% degli italiani) verso il riconoscimento dello «ius soli», cioè la concessione della cittadinanza ai figli di immigrati che siano nati nel nostro Paese.

L’importanza del dialogo interreligioso nel processo d’integrazione. Secondo una recente indagine del Censis, il 63,8% degli italiani è cattolico, l’1,8% è di un’altra religione e il 15,6% è comunque convinto che ci sia qualcosa o qualcuno nell’aldilà. Il 21,5% considera la tradizione religiosa un fattore di comunanza e il 77,4% pensa che il matrimonio sia un vincolo sacro da rispettare. Il 51,3% dichiara che la domenica partecipa a funzioni religiose, l’8% di aver militato o di militare in associazioni di ispirazione religiosa, il 70,4% affiderebbe il proprio figlio alla parrocchia, riconoscendola come una istituzione educativa. Ad oggi non esistono dati ufficiali sull’appartenenza religiosa degli immigrati, ma da un’indagine del Censis risulta che il 52,5% degli stranieri residenti nel nostro Paese è cristiano (cattolici, ortodossi e altri) e il 25,8% musulmano, gli induisti sono il 5,1% e i buddisti il 4,3%, l’8,8% non professa nessuna religione. Mentre sono innegabili i passi in avanti compiuti nel nostro Paese lungo il percorso di tolleranza e integrazione, nella sfera spirituale sembra prevalere una posizione di indifferenza, che nel caso della religione islamica si trasforma in insofferenza. Il 59,3% degli italiani non considera le pratiche di culto degli stranieri come una minaccia al nostro modo di vivere, il 51,1% si mostra disinteressato all’apertura di una sinagoga, di una chiesa ortodossa o di un tempio buddista nei pressi della propria abitazione (il 22% è favorevole e il 26,9% contrario). Diversa è l’opinione riguardo all’eventualità di avere vicino alla propria casa una moschea: in questo caso i contrari salgono al 41,1%, gli indifferenti sono il 41,8% e i favorevoli il 17,1%.

Minori e vittime di tratta. In Italia la tratta coinvolge per lo più minori stranieri e si configura principalmente come sfruttamento sessuale, anche se negli ultimi anni sono aumentati i fenomeni di accattonaggio e di sfruttamento lavorativo. I dati del Dipartimento per le Pari Opportunità sui minori assistiti attraverso i progetti ex art. 13 e art. 18 rivolti alle vittime di tratta riportano un totale di 1.246 minori assistiti dal 1999 al 2011; di questi, 60 si riferiscono al solo 2011. A settembre 2012 risultavano 7.370 minori non accompagnati segnalati al Comitato per i minori stranieri istituto presso il Ministero del Lavoro. Le stime più accreditate riferiscono di 1.600-2.000 minori che si prostituiscono in strada e di circa il triplo che si prostituisce all’interno di appartamenti, night o centri benessere.