Comunicati Stampa

Il capitolo «Territorio e reti» del 43° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2009

Roma, 4 dicembre 2009 – Aumenta la frammentazione normativa: le declinazioni regionali del Piano casa. L’assenza di un forte indirizzo comune ha contribuito ad alimentare la disomogeneità normativa del Piano casa. Dal quadro comparativo emergono approcci differenziati tra le Regioni che hanno improntato la loro azione essenzialmente ad una forte deregulation, non ponendo particolari restrizioni agli interventi, e quelle che hanno puntato a fare della legge uno strumento per la riqualificazione del patrimonio edilizio, introducendo una serie articolata di condizioni virtuose per poter effettuare gli ampliamenti (bioedilizia, risparmio energetico, qualità architettonica, dotazione di verde). Alcune leggi regionali estendono la possibilità di intervento anche agli immobili ad uso industriale, artigianale, ricettivo. Con il risultato che lungo la penisola uno stesso intervento edilizio a volte è ammesso, altre no.

L’Aquila dopo il 6 aprile: problemi e prospettive. La fase dell’emergenza dopo il sisma ha riguardato la sistemazione di un numero altissimo di sfollati. La popolazione direttamente assistita dalla Protezione civile nei 6 mesi si è quasi ridotta ad un terzo, passando dalle 67 mila unità di fine aprile alle 24 mila unità di ottobre. Le tende hanno ospitato nel momento di massimo disagio circa 35 mila persone, scese a poco più di 2 mila a fine ottobre. Ma in tutti questi mesi migliaia di aquilani (erano 33 mila a maggio, sono diventati circa 22 mila ad ottobre) sono stati ospitati, al costo di circa 50 euro al giorno per persona, in alberghi e case private soprattutto della costa abruzzese. Gli alloggi stabili realizzati successivamente, da destinare alle famiglie con una casa distrutta o inagibile, sono circa 6.900 tra Map (Moduli abitativi provvisori, ovvero prefabbricati in legno destinati ai Comuni minori e alle frazioni del capoluogo) e insediamenti del progetto Case (Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili) destinati alla città dell’Aquila. Ora gli interrogativi riguardano la fase di ricostruzione. Gli alloggi parzialmente o temporaneamente inagibili sono il 15%, ma gli edifici distrutti o gravemente inagibili nel centro storico dell’Aquila sono il 74% del totale.

Il ruolo delle città e delle Province nel contrasto alla crisi economica. Quasi la totalità dei Comuni (94,1%) è intervenuta per fronteggiare la crisi con misure straordinarie. Tali misure si risolvono in un potenziamento generalizzato del welfare per le fasce deboli (il 76,5% dei Comuni), molte amministrazioni locali hanno individuato specifici target di cittadini particolarmente colpiti (38,2%) o hanno costituito tavoli di concertazione con soggetti locali o altri livelli istituzionali (41,2%). La gran parte dei Comuni (65,4%) si è mossa intervenendo volta per volta sulle singole emergenze, circa un terzo (34,6%) ha varato pacchetti anticrisi per il 2009 molto articolati e rivolti a lavoratori in mobilità, cassaintegrati, commercianti, artigiani e famiglie in difficoltà.

La manutenzione dei beni comuni come contributo alla sicurezza e come investimento anticiclico. È ormai urgente un forte ritorno di attenzione sul tema della manutenzione. Il campanello d’allarme per lo stato manutentivo di molte attrezzature pubbliche e reti tecnologiche è già suonato e fa coincidere il tema della manutenzione con quello della sicurezza. Lo stock di edilizia scolastica pubblica è composto da 42 mila strutture, di cui quasi la metà non dispone di un certificato di agibilità. Stimando un costo medio per la messa a norma di 300-350 mila euro per ogni struttura, con un investimento di un miliardo di euro si otterrebbe la messa a norma di circa 3 mila scuole (pari al 7% dello stock). Lo stock di edilizia ospedaliera pubblica è composto da 654 strutture. Stimando un costo medio per la messa a norma pari a circa 9-10 milioni di euro per ospedale, con un investimento di un miliardo di euro si otterrebbe la messa a norma di circa 100 ospedali (pari al 15% dello stock). Si può stimare inoltre la presenza sul territorio nazionale di circa 149 mila impianti sportivi (dei quali il 53% di proprietà pubblica), per cui con un investimento di un miliardo di euro si potrebbero mettere a norma circa 20 mila impianti sportivi di dimensione medio-piccola (palestre, piscine). Anche la rete degli acquedotti (poco meno di 300 mila km) è vecchia (l’età media delle infrastrutture è di circa trent’anni) e scarsamente mantenuta. Più del 40% del volume d’acqua erogata viene disperso (più del 50% nelle regioni meridionali). Con un investimento di un miliardo di euro da destinare ad azioni di ricerca e sistemazione delle perdite si possano recuperare alla piena funzionalità circa 100 mila km di condotte, equivalenti a un terzo della rete nazionale.

Condizioni e opportunità per un nuovo protagonismo delle istituzioni provinciali. Secondo l’indagine realizzata dal Censis nei mesi di settembre-ottobre su incarico dell’Upi (Unione Province d’Italia), i presidenti di Provincia constatano che il progressivo trasferimento di ruoli, funzioni e competenze dal centro alla periferia ha finora privilegiato soprattutto le Regioni sotto il profilo dei poteri reali (l’88,1% delle risposte), le Regioni e i Comuni sotto il profilo della visibilità mediatica (76,4%). Rispetto a questi due ambiti, le istituzioni provinciali vengono segnalate da quote residuali di intervistati (dal 3,4% in merito all’aumento di poteri reali e dal 9,1% con riferimento alla visibilità). Tuttavia, nella percezione dei presidenti esiste una forte domanda di sostegno allo sviluppo che proviene dai soggetti economici locali, che va dall’impegno nello svolgimento delle funzioni provinciali fondamentali (manutenzione stradale, scuole secondarie, ecc.) (98,3%) allo snellimento della burocrazia (71,2%), alla promozione di nuove iniziative imprenditoriali (67,8%).