Comunicati Stampa

Il capitolo «Sicurezza e cittadinanza» del 44° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2010

Roma, 3 dicembre 2010 – Aspettando il Piano carceri. Ci sono voluti quattro anni dall’ultimo provvedimento di indulto per riportare gli istituti carcerari a vivere gli stessi problemi di allora, con quasi 70.000 detenuti (nel 2006 erano 60.000) e un tasso di sovraffollamento che supera il 150%, ma che in alcuni casi (in Puglia, Emilia Romagna e Calabria) oltrepassa il 170%. Andando avanti di questo passo, a fine 2012 si dovrebbe sfiorare la quota di 100.000 detenuti. Oltre al sovraffollamento ci sono altri fattori di disagio: il 36,9% dei detenuti è straniero, il 24,5% è tossicodipendente, il 2,3% è dipendente da alcol, l’1,8% è infetto da Hiv, le guardie penitenziarie sono 39.569 rispetto alle 45.121 previste per legge, il costo medio giornaliero per detenuto è sceso dai 131,9 euro del 2007 ai 113,4 euro stimati per il 2010. Circa 30.000 detenuti si trovano in carcere per avere contravvenuto alla legge sulla droga e circa 4.000 a quella sull’immigrazione. Circa 30.000 detenuti (pari al 44% del totale) sono in attesa di uno dei gradi del procedimento. Tra questi, la gran parte (15.111) è in attesa del giudizio di primo grado.

La ripresa del contrabbando. In Italia i fumatori di età superiore ai 15 anni sono circa 11 milioni, pari al 21,7% del totale della popolazione. L’età media in cui si inizia a fumare è 17 anni, con una media di 13 sigarette al giorno. Nel 2009 sono stati venduti 89,1 milioni di kg di sigarette, il 3,1% in meno rispetto ai 92 milioni del 2008. I dati relativi ai primi 9 mesi del 2010 confermano un calo nell’ordine dell’1,3%. Ma i dati sui sequestri negli ultimi quattro anni rivelano una ripresa del commercio illegale: si passa dalle 240.785 tonnellate di tabacchi esteri sequestrati nel 2006 alle 297.689 del 2009. I danni economici derivanti dalla contraffazione e dal contrabbando delle sigarette si stimano da un minimo del 3% a un massimo del 5% del fatturato del settore, per un importo che oscilla tra i 500 e i 700 milioni di euro annui.

Pubblico e privato si integrano in nome della sicurezza. Accanto alle forze dell’ordine, le guardie giurate collaborano in un sistema di sicurezza integrato. Si tratta di 924 aziende attive nel 2008, per un totale di 49.137 dipendenti e un fatturato di 2,4 miliardi di euro. Quanto all’identikit delle guardie giurate, si tratta per la grande maggioranza di uomini (le donne sono 4.146 e rappresentano l’8,4% del totale dei dipendenti), che in oltre la metà dei casi provengono da una regione del Sud d’Italia. Le province in cui è maggiore la richiesta di guardie giurate sono quelle dove sono presenti le città maggiori: a Roma si contano 7.008 dipendenti, a Milano 4.096, a Napoli 3.814.

Un’Agenzia per restituire alla collettività i patrimoni mafiosi. A settembre 2010 sono oltre 11.000 i beni immobili confiscati alle mafie dallo Stato in tutte le regioni italiane, con l’esclusione della sola Valle d’Aosta. Di essi, 6.423 risultano destinati. Più di mille sono le aziende. La maggioranza dei beni immobili si trova in Sicilia (44,7%), Campania (15,1%), Calabria (13,9%) e Puglia (8,3%), ma è elevato il numero di beni confiscati anche in Lombardia (913, pari all’8,3% del totale, di cui 184 aziende) e nel Lazio (482, il 4,4% del totale, di cui 105 aziende). La graduatoria provinciale vede in testa Palermo, dove si trova il 30% del totale dei beni sottratti (3.316 in valore assoluto), poi Reggio Calabria (9,2%), Napoli (8,3%) e Catania (5,4%), seguono ancora Milano, Caserta, Roma, Trapani, Bari e Catanzaro, per un totale di 8.195 beni confiscati in questi territori, pari al 74,2% del totale. Per superare le difficoltà nelle fasi di gestione, destinazione e consegna dei beni, quest’anno è stata istituita l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità: un organismo autonomo, dotato di proprie risorse finanziarie (3 milioni di euro per il 2010 e 4 milioni di euro per il prossimo anno), sotto la vigilanza del Ministro dell’Interno.

La conoscenza della lingua italiana: un obbligo su cui investire di più. A breve la conoscenza dell’italiano diventerà un requisito essenziale per poter soggiornare regolarmente sul territorio nazionale, come prevede la legge 94/2009. Una ricerca del Censis su un campione di 13.000 immigrati che lavorano in Italia ha messo in evidenza come l’8,9% degli immigrati ha un’ottima conoscenza della nostra lingua, il 33,1% ne ha una conoscenza buona, per la gran parte (circa il 43%) il livello è sufficiente, mentre la quota di chi non conosce a sufficienza l’italiano è pari al 15,1% del totale. I migranti che durante l’anno scolastico 2008/2009 hanno partecipato ai corsi di istruzione degli adulti presso i Centri territoriali permanenti (Ctp) sono 134.627, ovvero il 44,3%, dell’utenza complessiva.

Gli immigrati come occasione per ripensare i servizi per l’impiego. I lavoratori stranieri nel 2009 sono 1.898.000 (il 68,4% dei quali proviene da Paesi non Ue) e rappresentano l’8,2% del totale degli occupati, con un incremento dell’8,4% rispetto all’anno precedente. Il tasso di attività e il tasso di occupazione evidenziano una partecipazione al mercato del lavoro della popolazione straniera più elevata rispetto alla popolazione italiana: gli stranieri presentano un tasso di attività del 71,4% contro il 47,3% degli italiani, mentre il tasso di occupazione è del 63,4% per gli stranieri e del 43,7% per gli italiani. Maggiore di quello degli italiani, e in preoccupante crescita, è invece il tasso di disoccupazione, che è salito di ben 2,7 punti percentuali nell’ultimo anno, arrivando all’11,2% contro il 7,5% degli italiani. Secondo un’indagine del Censis, appena l’1,9% degli immigrati che lavorano ha trovato una occupazione attraverso l’intermediazione di un Centro per l’impiego: dato che può essere confrontato con il comunque basso 3,9% riferibile ai lavoratori italiani.