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Le imprese straniere non conoscono crisi

Mezzo milione di titolari d’impresa nati all’estero, il 14,6% degli imprenditori del nostro Paese: +31,7% dal 2010. Più difficile è l’impresa dell’integrazione: il 12% ha una scarsa conoscenza della lingua italiana, il 24% appena sufficiente. E il 30% ha difficoltà ad assolvere gli obblighi normativi in materia di sicurezza sul lavoro

Roma, 3 giugno 2019 – Le imprese straniere non conoscono crisi. In Italia sono 447.422 i titolari d’impresa nati all’estero. Costituiscono il 14,6% degli imprenditori del nostro Paese. L’81% proviene da un Paese extracomunitario e per il 23% sono donne. Tra il 2010 e il 2018, mentre gli imprenditori italiani diminuivano del 12,2% sotto i colpi della crisi, gli imprenditori stranieri sono aumentati del 31,7%. E sono anche più giovani: il 71,6% ha meno di 50 anni, mentre tra gli italiani gli imprenditori under 50 sono il 44,3% del totale. È quanto emerge da una ricerca del Censis realizzata nell’ambito del progetto «La mappa dell’imprenditoria immigrata in Italia» realizzato con l’Università degli Studi Roma Tre e con il supporto finanziario dell’Inail.

Lombardia e Toscana, Roma e Prato, ai vertici nella geografia dell’imprenditoria immigrata. Al primo posto tra le regioni italiane c’è la Lombardia, dove gli imprenditori nati all’estero sono 81.355. Seguono il Lazio (53.829) e la Toscana (43.832). Se si considera l’incidenza degli stranieri sul totale degli imprenditori, al primo posto sale la Toscana, dove rappresentano il 21,4% del totale. Roma guida il ranking delle province, con 45.511 imprenditori stranieri, seguita da Milano (36.489) e Torino (20.692). Ma Prato è al primo posto per incidenza, dato che qui il 46,9% dei titolari d’impresa è nato all’estero, seguita da Milano (29,3%), Firenze (26,9%) e Roma (26,2%).

Le nazionalità e i settori di attività. Sono 146.905 i titolari stranieri di un esercizio per la vendita al dettaglio, 25.901 sono attivi nella ristorazione. Nell’industria al primo posto si trovano i 114.322 stranieri titolari di un’impresa di costruzioni. Gli imprenditori marocchini sono 64.690 e sono attivi soprattutto nel commercio. I cinesi sono 50.899, attivi nel commercio, nel tessile e nella ristorazione. Rumeni (47.964) e albanesi (31.425) si sono specializzati nei lavori edili.

L’impresa dell’integrazione. Secondo un’indagine del Censis, il 60% delle imprese condotte da cittadini di origine immigrata è in attività da più di tre anni. Il fatturato negli ultimi tre anni è stabile per il 53% e in crescita per il 20%. Il 76% si dichiara del tutto (21%) o in parte (55%) soddisfatto dell’andamento della propria attività. Ma il 12% degli imprenditori stranieri ha una scarsa conoscenza della lingua italiana, il 24% appena sufficiente. Nel tempo libero il 45% frequenta esclusivamente altri cittadini stranieri.

Il difficile rapporto con la sicurezza sul lavoro. Il 46% degli imprenditori stranieri percepisce la tutela della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro come un mero obbligo di legge, per il 20% è una responsabilità condivisa con i lavoratori, per il 15% è un dovere morale, per il 12% è solo un costo, solo per il 5% è un investimento. Il 30% ammette però di avere difficoltà ad assolvere gli obblighi normativi. È questa la ragione per cui il 47% si fa aiutare da consulenti esterni.

 

Questi sono i principali risultati della ricerca realizzata nell’ambito del progetto «La mappa dell’imprenditoria immigrata in Italia. Dall’integrazione economica alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro», realizzato dal Censis e dall’Università degli Studi Roma Tre con il supporto finanziario dell’Inail (Progetto Bric 2016), che sono stati presentati oggi a Roma da Anna Italia (Censis) e Antonio Cocozza (Roma Tre), e discussi, tra gli altri, da Giuseppe De Rita, Presidente del Censis e Lucia Chiappetta Cajola, Prorettore Vicario dell’Università degli Studi Roma Tre.