Comunicati Stampa

Il capitolo «Governo pubblico» del 45° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2011

Roma, 2 dicembre 2011 – Il recupero dell’e-government. L’Italia è tra i Paesi europei con le migliori performance relativamente alla disponibilità on line di alcuni servizi pubblici fondamentali, come il registro automobilistico e la dichiarazione dei redditi. Abbiamo toccato il vertice della classifica con una performance del 100% di fronte a una media europea che si ferma all’82%. L’incremento rispetto all’anno precedente è di 31 punti percentuali. Ma solamente il 17% dei cittadini italiani ha fruito di servizi on line della Pubblica Amministrazione negli ultimi tre mesi. Siamo penultimi in Europa, davanti alla Grecia, e lontanissimi dalla Norvegia (quasi il 70% della popolazione). La situazione migliora nel caso delle imprese: l’84% utilizza Internet per interagire con la Pa, meno del 96% della Norvegia, ma più del 67% di Spagna e Inghilterra.

La riduzione del carico amministrativo sulle imprese. Il ritardo nei pagamenti della Pubblica Amministrazione è stimato per l’Italia in 100 giorni, contro una media europea di 25. Il costo di start up di un’impresa è pari al 18,5% del reddito pro-capite in Italia, il 5,5% in Europa. E le imprese italiane sopportano un carico di costi amministrativi pari a 70 miliardi di euro l’anno, quasi 5 punti percentuali di Pil. Gli interventi di semplificazione amministrativa avviati di recente dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione dovranno portare a una riduzione per un importo superiore a 11 miliardi di euro in aree di competenza statale come il lavoro, la previdenza (ad esempio, la tenuta dei libri paga e le denunce contributive mensili), il fisco (dichiarazioni annuali e comunicazione Iva, dichiarazioni dei sostituti d’imposta). Un’ulteriore riduzione di costi potrebbe poi derivare da interventi in aree di competenza delle Regioni e degli enti locali. Su questo versante il risparmio per il sistema produttivo sarebbe pari a 5,3 miliardi di euro, portando il contenimento del carico amministrativo per le imprese a circa 16 miliardi di euro.

Parlamenti in crisi d’identità. Delle 197 leggi approvate nel corso dell’attuale Legislatura, ben 163 sono state proposte dal Governo e solamente 34 dal Parlamento. Siamo passati dal 77% di leggi approvate su iniziativa governativa nella XIII Legislatura al 78,4% nella XIV, fino al picco dell’88,4% nella XV Legislatura. La capacità propositiva delle Camere appare in affanno. Delle 6.567 proposte di legge presentate nel corso dell’attuale Legislatura, ben 6.018 (il 91,6%) erano di iniziativa parlamentare, ma poi solamente 34 sono state trasformate in leggi dello Stato, con una percentuale di successo che si ferma allo 0,56%: vale a dire una legge ogni 200 proposte legislative. E l’attività di controllo del Parlamento sul Governo è esercitata con sempre maggiore difficoltà: solo il 37% delle interrogazioni parlamentari ha ricevuto una risposta. La retorica antipolitica ha buon gioco e molte carte da giocare: degli attuali 24 ministri in carica, 22 sono parlamentari, così come 4 viceministri, 33 sottosegretari, 11 presidenti di Provincia, 3 assessori provinciali, 17 consiglieri provinciali, 22 sindaci, 11 assessori comunali e 41 consiglieri comunali.

Democrazia partecipativa: antidoto alla logica Nimby. L’Italia è un Paese sempre più in stallo sul fronte delle grandi opere. Nel 2010 i progetti contestati ammontavano a 320, raddoppiati in cinque anni: erano 104 nel 2005, 171 nel 2006, 193 nel 2007, 264 nel 2008, 283 nel 2009. Le cause sono molteplici, ma tutte si possono riassumere in una carenza di informazione e di dialogo con le comunità interessate. Se ne può uscire con un cambiamento di approccio da parte di tutte le parti in causa, all’insegna del dialogo, di un’informazione chiara e corretta, della partecipazione.