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Il capitolo «I soggetti economici dello sviluppo» del 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2018

Roma, 7 dicembre 2018 – Segnali di allargamento della forbice sociale nei bilanci delle famiglie. Negli ultimi cinque anni la capacità di spesa delle famiglie italiane ha mostrato un progresso. La quota che dichiara un aumento della capacità di spesa rispetto all’anno precedente ha raggiunto il 31,9% del totale. Quelle che invece hanno visto un peggioramento sono oggi il 15%. Anche con riferimento alle attese per il futuro si conferma una tendenza alla divaricazione delle famiglie. Nel 2018 gli ottimisti si attestano al 42,2% del totale, circa 12 punti in più rispetto al 2013. Si registra però una risalita dei pessimisti (dal 22,4% del 2015 al 23,2% del 2016, fino al 26,8% del 2018). Con riferimento al futuro del Paese, invece, i pessimisti (44,5%) superano di gran lunga gli ottimisti (18,8%). Paura, inquietudine, preoccupazione riguardano il Paese e i suoi scenari evolutivi molto più che la propria situazione familiare.

Circular economy: un’opportunità da coltivare con attenzione. Il mondo dell’impresa manifesta oggi un interesse crescente per la circular economy. Secondo un panel qualificato di più di mille persone interpellate dal Censis, i più convinti delle potenzialità della transizione sono proprio gli imprenditori e i liberi professionisti (32,6%). In posizione intermedia si collocano i funzionari pubblici e i dirigenti d’impresa (28,6%). Un più diffuso scetticismo sembra invece attraversare l’ambiente accademico: solo il 19,2% dei docenti universitari e dei ricercatori accetta l’idea di trovarsi di fronte ad un nuovo paradigma. Certamente sull’economia circolare l’Italia ha carte importanti da giocare. Perché ha il più basso consumo di materiali grezzi in Europa (8,5 tonnellate pro-capite contro le 13,5 della media Ue). E si colloca ai primi posti tra i Paesi europei per quanto concerne la capacità di generare valore a partire dalle risorse impiegate nei processi produttivi: il rapporto tra Pil e Dmc (Domestic material consumption, definito come la somma di tutte le materie prime estratte all’interno del territorio nazionale più tutte le materie importate, meno tutte le materie esportate) è di 3,34 euro/kg contro un valore medio europeo di 2,21 euro/kg.

Sharing economy: il ruolo trainante dei millennials. Nella sharing economy l’Italia è ancora in ritardo, soprattutto rispetto a Paesi come la Germania, ma le percentuali di italiani coinvolti in qualche modo in azioni di sharing, di noleggio sostitutivo o di acquisto di prodotti ricondizionati non sono trascurabili (il 19%, il 14% e il 22% rispettivamente). Il car sharing ha raggiunto nel 2017 1.310.000 iscritti e 7.030.000 noleggi. Significativa anche la crescita delle biciclette in condivisione, che sfiorano oggi le 40.000 unità con 265 Comuni coinvolti. Il 38,5% degli italiani è disposto a sperimentare queste nuove formule di utilizzo del mezzo privato. Nel 2005 i giovani di 18-29 anni rappresentavano il 13,4% dell’immatricolato. Nel 2016 sono scesi al 7,9%. Per contro gli ultrasessantacinquenni, che coprivano il 10% delle vendite nel 2005, oggi si attestano al 17,6%. E supera il 50% la quota di giovani di 18-34 anni che manifesta interesse verso il car sharing.

Reputazione e attrattività del Paese: l’esigenza di una strategia nazionale. La quota di italiani che hanno fiducia nel Governo è del 17%, nel Parlamento il 18%. Per la Francia i valori sono rispettivamente 38% e 31%, per la Germania 59% e 61%. Non va molto meglio per le istituzioni locali: il 23% di fiducia in Italia, il 57% in Francia e addirittura il 76% in Germania. Questo spiega perché uno dei più importanti indici di capacità competitiva dei sistemi-Paese (il Global Competitiveness Index del World Economic Forum) colloca l’Italia al 43° posto sui 137 Paesi analizzati. Nonostante l’Italia resti la 7ª economia al mondo per produzione industriale, il 2° Paese manifatturiero d’Europa, l’8° esportatore e la 5ª destinazione turistica al mondo.

Crescere in competenze digitali per abitare l’internet society. Il 36,4% della popolazione è raggiunta da una connessione che ancora non supera la velocità di 30 Mbps, mentre solo il 29,3% degli utenti ha la possibilità di collegarsi ad almeno 100 Mbps. Inoltre, al crescere dell’età cresce la quota di chi possiede basse o addirittura inesistenti competenze digitali di base. È il 33,3% degli italiani ad avere basse competenze e il 3,3% ad averle nulle, mentre il dato sale rispettivamente al 47,9% e al 6,9% nel caso dei 64-74enni. Una bassa o inesistente capacità di relazionarsi con gli strumenti digitali rappresenta un problema sia nell’immediato che nel lungo periodo, soprattutto se si pensa alla sempre maggiore digitalizzazione dei servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione e ai servizi commerciali sempre più digital first.

Trasformazione dei comportamenti alla luce della transizione energetica. Ancora oggi l’89,8% delle auto immatricolate è alimentato a benzina o a gasolio. Ma la produzione di energia elettrica nei parchi fotovoltaici viene guardata con simpatia dalla quasi totalità degli italiani, se si esclude quel 16,7% convinto che qualsiasi impianto sia da osteggiare se operante nel proprio territorio. In merito agli scenari energetici del futuro, il 57,6% è convinto che grazie all’innovazione tecnologica avremo finalmente tutta l’energia di cui abbiamo bisogno senza impatti significativi sull’ambiente. Il 52,3% pensa invece che l’energia sarà oggetto di razionamento e i costi d’accesso diventeranno molto elevati. E il 36,4% ritiene molto probabile che nel 2050 il possesso di un’auto sarà garantito solo alle fasce benestanti della popolazione.